Microplastiche nell’acqua: il rapporto dell’Oms

Microplastiche nell’acqua: il rapporto dell’Oms

L’appello dell’Organizzazione mondiale della sanità

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritiene che gli attuali livelli di microplastiche presenti nell’acqua potabile non rappresentino un pericolo per la salute, ma invitano a essere cauti per il futuro. L’appello, che l’agenzia delle Nazioni Unite rivolge direttamente ai ricercatori, è quello di implementare i dati al momento disponibili, condurre valutazioni più approfondite e utilizzare metodi standard.

Microplastiche: lo scenario attuale

All’interno del rapporto “Microplastics in Drinking Water”, l’Oms presenta una sintesi degli ultimi studi sulle microplastiche nell’acqua di rubinetto e in bottiglia e i suoi effetti sulla salute dell’uomo. “Secondo questa valutazione, riteniamo che il rischio sia basso”, ha spiegato il coordinatore dell’unità Acqua, igiene e salute dell’Unità Oms, Bruce Gordon. I potenziali pericoli associati alle microplastiche presenti nell’acqua potabile, osserva l’Oms, sono di tipo fisico (collegato al loro accumulo) e chimico (collegato alla loro tossicità), ma vi è anche la possibilità che possano essere veicolo per l’ingestione di microbi patogeni. Ma, dall’esame della letteratura scientifica attuale, sono stati identificati solo nove studi che hanno misurato le microplastiche nell’acqua potabile: per questo abbiamo bisogno di saperne di più e di proseguire con la ricerca.

Microplastiche: come intervenire

Le microplastiche provengono dalla degradazione di oggetti e tessuti sintetici che entrano nel ciclo dell’acqua potabile, ad esempio attraverso le acque reflue o scarichi industriali, ma “anche le stesse bottiglie di plastica e i tappi possono esserne fonte”. Comprendono una vasta gamma di materiali, con diverse composizioni chimiche (come polietilentereftalato e polipropilene), diverse forme (fibre o frammenti) e diverse dimensioni (da 5 mm a meno di 1 micrometro). In una dichiarazione, l’agenzia delle Nazioni Unite afferma che le microplastiche più grandi di 150 micron non vengono assorbite dal corpo umano e che l’assorbimento di particelle più piccole “dovrebbe essere limitato”. Tuttavia, l’Oms insiste sul fatto che i dati sulla presenza di microplastiche nell’acqua potabile sono attualmente limitati, con pochi studi affidabili, e che questi sono difficili da confrontare, il che rende più difficile l’analisi dei risultati. L’Oms invita pertanto i ricercatori a condurre una valutazione più approfondita utilizzando metodi standard.

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