Tutto quello che c’è da sapere sull’otite nei bambini

Tutto quello che c’è da sapere sull’otite nei bambini

Come prevenire e riconoscere l’otite in età pediatrica

L’otite è un’infiammazione dell’orecchio molto frequente nei bambini. Questo non significa, però, che non sia possibile un approccio ragionato alla loro gestione. Vediamo insieme nelle prossime righe come trattarla e, soprattutto, come prevenirla.

Che cos’è l’otite?

Esistono tre diversi tipi di otite: esterna, media e interna. L’otite esterna si presenta con un’infiammazione del condotto uditivo, quella media colpisce maggiormente i bambini ed è causata da batteri e virus, mentre quella interna è conosciuta anche come labirintite suppurativa. La causa dell’otite è frequentemente di natura infettiva: banali mal di stagione, come un raffreddore di origine virale, possono favorire il passaggio dei batteri dalla gola all’orecchio. Tra gli altri fattori di rischio, è bene ricordare l’età (i bambini tra 1 e 4 anni sono colpiti più di frequente), il numero di fratelli e sorelle, l’uso del ciuccio, la familiarità e l’esposizione al fumo passivo.

Come riconoscere l’otite nei bambini?

Dal punto di vista dei sintomi, l’otite si manifesta con dolore, abbassamento temporaneo e intermittente dell’udito, nausea, irritabilità, perdita di appetito, febbre e vomito. Il sintomo più indicativo, ovviamente, è il mal di orecchio, anche se può anche essere assente o non chiaramente riferito, soprattutto in caso di bambini piccoli. Soprattutto per le forme che si trascinano o che si ripetono da tempo, rivolgiti al tuo pediatra o all’otorino di fiducia: una semplice visita con un otoscopio chiarirà ogni dubbio.

Come prevenire l’otite nei bambini

Anche per l’otite la prevenzione svolge un ruolo fondamentale, in particolare in caso di recidive. Il vaccino può essere un’arma utile, anche se non del tutto risolutivo quando c’è un concorso di colpa fra batteri e virus respiratori. Tra le misure utili a prevenire l’otite nei bambini, il non esporli al fumo di sigaretta è stato chiaramente associato a un minor rischio dagli studi clinici. Stesso risultato anche per l’allattamento al seno, la riduzione del ciuccio e, per quanto possibile, non frequentare luoghi affollati come l’asilo, nell’interesse anche degli bimbi.

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